Sei anni fa mia nonna Maria è stata ricoverata in una RSA, perché la sua permanenza a casa era ormai impossibile. Non è stata una scelta semplice, ma sicuramente è stata necessaria per assisterla al meglio nei suoi ultimi anni di vita.

Durante la sua degenza ho realizzato quanto la sua figura fosse giorno dopo giorno sempre più sfumata; privata delle sue abitudini, dei suoi abiti e della sua casa, quello che lei era prima, non esisteva più. Al suo posto, c’era una persona avvizzita di colpo e messa in una camera anonima.
Questa presa di coscienza è stata dolorosa perché mi ha messa davanti alla inevitabile circolarità della vita, che è costituita anche da quella cosa temuta e irrisolvibile che inizia per m. Non meno importante, poi, mi ha fatto appurare una cosa che già sospettavo: ho un pessimo rapporto con l’idea di vecchiaia.
Vedere mia nonna, una donna stoica e indaffarata, costretta su una sedia rotelle a colorare disegni per bambini, era un’immagine difficile da accettare.


Aldilà delle mie personali visioni, l’esperienza che abbiamo affrontato io e la mia famiglia, è stata senz’altro un’importante fonte di riflessione sulla realtà delle case di riposo: l’ultimo luogo che gli anziani abitano prima della loro morte, dove sono accuditi giorno e notte e che, ad oggi, sono appannaggio esclusivamente di persone abbienti.
L’Italia è una nazione vecchia, dove il tasso di natalità è tra i più bassi di sempre; il tema dell’anzianità sarà sempre più centrale per il nostro Paese e lo Stato dovrà occuparsi prima o poi di quella zona grigia che c’è tra l’autonomia e il fine vita, affinchè questo sia un servizio garantito a tutti, a prescindere dalle possibilità di ogni singolo.
Questo progetto racconta di mia nonna Maria e mostra non solo gli anni intensamente vissuti e pensati, ma anche questa sua parentesi di vita che, nonostante sembri meno interessante, è stata ed è una parte significativa al pari delle altre. Credo sia un ottimo promemoria anche per noi su cosa significhi vivere. In tutte le sue parti.

Memorie Fragili è diventato anche un pieghevole da sfogliare



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